LESIONI DA PRESSIONE: LA FRAGILITÀ DEL PAZIENTE NON GIUSTIFICA L’ASSENZA DI PREVENZIONE

Quando una lesione da pressione compare durante un ricovero, la prima domanda non dovrebbe essere soltanto: «Il paziente era particolarmente fragile?».
La domanda decisiva è un’altra: la struttura sanitaria ha valutato quel rischio e ha adottato, documentandole, tutte le misure necessarie per prevenirlo?
La prevenzione delle lesioni da pressione non dipende, infatti, da un singolo intervento. Richiede valutazioni tempestive, mobilizzazione programmata, presidi adeguati, controllo delle condizioni cutanee, attenzione allo stato nutrizionale e registrazione puntuale dell’assistenza prestata.
Quando questi passaggi non emergono dalla documentazione sanitaria, la struttura può incontrare serie difficoltà nel dimostrare la correttezza della propria condotta.
Il caso esaminato dal Tribunale di Roma
La vicenda richiamata dalla sentenza del Tribunale di Roma n. 2944/2025 riguardava un paziente affetto da una grave patologia neurologica e sottoposto da tempo ad assistenza domiciliare.
Nonostante la compromissione delle sue condizioni e le molte ore trascorse a letto, prima del ricovero non risultavano pregresse lesioni da decubito.
Il paziente veniva successivamente ricoverato per un’occlusione intestinale da fecaloma, in un quadro nel quale era stata anche ipotizzata un’infezione delle vie urinarie.
Dopo la dimissione, il medico curante riscontrava estese lesioni nella regione lombosacrale, con aree di infezione e necrosi. Anche il fisioterapista domiciliare segnalava la presenza di un’importante lesione sacrale e di un arrossamento al tallone.
Secondo la ricostruzione sottoposta al giudice, si trattava di una lesione particolarmente grave, riscontrata in stretta prossimità temporale rispetto al ricovero.
La questione centrale diventava quindi stabilire se la lesione fosse una conseguenza inevitabile delle condizioni del paziente oppure se fosse riconducibile a un’insufficiente attività di prevenzione e assistenza durante la degenza.
La fragilità aumenta il rischio, ma anche il dovere di protezione
Nella responsabilità sanitaria, le condizioni preesistenti del paziente possono avere una rilevanza causale. Non possono, tuttavia, essere utilizzate automaticamente per escludere la responsabilità della struttura.
Un paziente anziano, allettato o affetto da una patologia neurologica presenta certamente un rischio più elevato di sviluppare lesioni da pressione.
Proprio questa maggiore esposizione impone, però, una più attenta organizzazione dell’assistenza.
La fragilità non rende necessariamente inevitabile la lesione. Costituisce, piuttosto, un elemento che deve essere tempestivamente riconosciuto e gestito attraverso un piano preventivo proporzionato alle condizioni concrete della persona.
Affermare che una lesione sia dipesa dalle condizioni generali del paziente non basta.
Occorre dimostrare quali misure siano state adottate e perché, nonostante tali interventi, l’evento non fosse evitabile.
“Complicanza” non significa automaticamente evento inevitabile
La qualificazione di un evento come “complicanza” non risolve il problema della responsabilità.
In ambito medico, una complicanza può essere conosciuta e statisticamente possibile. Sul piano giuridico, tuttavia, occorre verificare se fosse prevedibile e se potesse essere evitata attraverso una condotta diligente e conforme alle buone pratiche assistenziali.
La struttura, pertanto, non può limitarsi a sostenere che la lesione da pressione rappresentasse una conseguenza possibile della patologia o dell’allettamento.
Deve poter ricostruire concretamente:
quando sia stato valutato il rischio;
quali presidi siano stati utilizzati;
con quale frequenza il paziente sia stato mobilizzato;
come siano state controllate le condizioni della cute;
quali interventi siano stati disposti dopo i primi segni di arrossamento;
come siano state gestite nutrizione e idratazione;
quali informazioni siano state trasmesse al momento della dimissione.
Solo questa ricostruzione permette di comprendere se l’evento fosse realmente inevitabile oppure se la sua insorgenza sia stata favorita da omissioni assistenziali.
Il ruolo della CTU nella vicenda
Nel procedimento esaminato dal Tribunale di Roma veniva disposta una consulenza tecnica d’ufficio.
Secondo quanto riportato nella decisione, i consulenti ritenevano che la lesione si fosse sviluppata durante il ricovero e rilevavano carenze nella prevenzione e nella relativa documentazione.
La CTU avrebbe inoltre riconosciuto conseguenze permanenti e temporanee, procedendo alla loro quantificazione medico-legale.
È importante precisare che tali conclusioni appartengono all’accertamento tecnico svolto nel processo. Il giudizio non si è concluso con una sentenza di condanna fondata su un definitivo accertamento della responsabilità.
Il giudice ha formulato una proposta conciliativa ai sensi dell’art. 185-bis c.p.c.; entrambe le parti vi hanno aderito e il processo è terminato con la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
Il caso mantiene comunque un rilevante valore operativo, perché mostra quali elementi vengano esaminati quando si discute della prevenibilità di una lesione da pressione.
Se non è documentato, diventa difficile dimostrarlo
La cartella clinica e la documentazione assistenziale non costituiscono un adempimento meramente burocratico.
Sono gli strumenti attraverso i quali la struttura può dimostrare di avere:
individuato il livello di rischio del paziente;
predisposto un piano assistenziale coerente;
effettuato i cambi posturali programmati;
utilizzato materassi e altri dispositivi antidecubito;
monitorato quotidianamente la cute;
rilevato tempestivamente eventuali peggioramenti;
modificato il trattamento quando necessario;
assicurato continuità informativa tra reparti, operatori e assistenza domiciliare.
Una procedura interna, da sola, non è sufficiente. È necessario dimostrare che sia stata concretamente applicata al singolo paziente.
La mancanza di annotazioni non prova sempre, in termini assoluti, che un’attività non sia stata eseguita. Produce però un grave problema probatorio: rende molto più complesso ricostruire l’assistenza prestata e sostenere che siano state adottate tutte le misure esigibili.
Nel contenzioso sanitario, la differenza tra avere agito correttamente ed essere in grado di dimostrarlo può diventare decisiva.
Prevenzione delle lesioni da pressione e organizzazione sanitaria
La prevenzione delle lesioni da pressione non riguarda soltanto il personale infermieristico o il singolo operatore.
È un tema organizzativo che coinvolge la struttura nel suo complesso.
Occorrono procedure chiare, responsabilità definite, personale adeguatamente formato e strumenti che consentano di controllare l’effettiva esecuzione degli interventi programmati.
Direttori sanitari e responsabili delle strutture dovrebbero verificare periodicamente:
l’utilizzo di scale validate per la valutazione del rischio;
la corretta compilazione dei piani assistenziali;
la disponibilità dei presidi necessari;
la tracciabilità dei cambi posturali;
la gestione dei primi segni cutanei;
il coordinamento tra medici, infermieri, fisioterapisti e caregiver;
la qualità delle informazioni riportate nella lettera di dimissione;
l’esistenza di audit interni sugli eventi verificatisi.
L’obiettivo non è produrre più documenti, ma costruire una documentazione realmente collegata alle attività svolte.
Cosa devono verificare pazienti e familiari
Quando una lesione viene riscontrata dopo un ricovero, il paziente o i suoi familiari dovrebbero acquisire tempestivamente la documentazione sanitaria completa.
È utile verificare, in particolare:
le condizioni cutanee riportate all’ingresso;
la valutazione iniziale del rischio;
il diario infermieristico;
le schede di mobilizzazione;
i presidi utilizzati;
le annotazioni sull’evoluzione della lesione;
le eventuali consulenze specialistiche;
le indicazioni contenute nella lettera di dimissione;
la documentazione dell’assistenza precedente e successiva al ricovero.
La responsabilità non può essere ricavata dalla sola comparsa della lesione. Occorre ricostruire quando sia insorta, come si sia evoluta e quali interventi siano stati concretamente adottati.
Conclusioni
Le lesioni da pressione non possono essere considerate una conseguenza normale e inevitabile dell’età, dell’allettamento o della malattia.
La condizione di fragilità rappresenta un fattore di rischio che deve essere riconosciuto e gestito. Quanto maggiore è il rischio, tanto più accurata deve essere la prevenzione.
Per le strutture sanitarie, questo significa predisporre procedure efficaci e controllarne l’applicazione. Per i professionisti, significa annotare in modo chiaro valutazioni, interventi ed evoluzione clinica. Per i pazienti e le famiglie, significa poter comprendere, attraverso la documentazione, che cosa sia realmente accaduto.
Nel diritto sanitario vale un principio essenziale: non basta affermare di avere adottato tutte le precauzioni. Bisogna essere in grado di dimostrarlo.
Lo Studio Legale MSDA assiste pazienti, professionisti sanitari e strutture nell’esame della documentazione clinica, nella prevenzione del rischio legale e nella gestione delle controversie relative alle lesioni da pressione e alla responsabilità sanitaria.
Se durante o dopo un ricovero è comparsa una lesione da pressione, oppure se una struttura vuole verificare l’efficacia delle proprie procedure preventive, è opportuno esaminare tempestivamente la documentazione e le circostanze del caso concreto.
Scritto da
Avv. Angela Di Pisa
Avvocato
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